Per essere e sentirsi vivi

 

bisogna stare dentro al

 

mondo

 

di Marcella Vanni

Nell’ultima fase della campagna elettorale abbiamo assistito al fiorire di lettere indirizzate al futuro Governo lette da uomini di teatro, studenti, operai e casalinghe negli studi televisivi.

Questo sito si limiterà a proporre agli amici della rete di ragionare insieme su alcune considerazioni.

Ognuno di noi nutre in cuor suo diversi, contrastanti sentimenti nei confronti di chi ha gestito la Cosa Pubblica e può essere tentato, in un momento di grande sconforto, di rinunciare al voto pensando che questo atteggiamento possa configurarsi come uno schiaffo nei confronti di coloro che riteniamo responsabili di tanto dolore sociale, di tanti disagi individuali, di tanta disperazione giovanile.

Cosa direbbero le donne e gli uomini, che in tante parti della terra, nel secolo scorso, lottarono per un mondo senza esclusi a prezzo di pesanti sacrifici di vite umane per conquistare per me e per tutti voi il diritto al voto, che la Storia ha chiamato Suffragio Universale?

Essi ebbero un sogno: il voto come suprema espressione di una unicità di valori di cui ogni uomo sulla terra è portatore; il voto come Dignità, Libertà e Uguaglianza.

Come fare a meno di questo diritto, che ci rende giudici del nostro tempo e censori dei costumi?

Certo in un momento storico e politico in cui tutto sembra franare attorno a noi, dal territorio al lavoro, al rigore morale, ai sistemi di tutela della legalità, al rispetto del merito, la delusione, il dissenso, lo sconforto, la rabbia possono indurre alla tentazione di non votare.

In tal caso, però, difficilmente potremmo evitare l’accusa di menefreghismo.

In effetti, se non c’è in noi una disaffezione alla partecipazione alla vita politica del nostro Paese, un modo diverso dal non voto per esprimere la nostra protesta nei confronti del Governo in carica c’è e consiste nell’andare ai seggi e votare scheda bianca.

In questo caso, però, c’è da chiedersi se la soddisfazione che si ricava da questo tipo di protesta, ai fini individuali e collettivi, sia più utile di un voto che possa dare una mano a coloro che ci siano sembrati più vicini al nostro pensiero, più onesti rispetto agli altri, con una visione politica più lungimirante, più riformatori e con una idea sociale ed etica del lavoro, umanamente concepito, equamente distribuito e giustamente retribuito, tale da  consentire a tutti quella dignità che permette ad un Paese di considerarsi veramente civile.

Il nostro Paese attraversa una fase di grande difficoltà interna in un momento storico di transizione assai complesso, che richiede uno studio rapido e intelligente delle trasformazioni in atto e una appropriata elaborazione di nuovi sistemi per agganciare le difficili sfide che ci attendono a tutti i livelli, da quello socio-politico a quello umanistico, scientifico e tecnico.

Tutti noi siamo chiamati alla responsabilità e la responsabilità significa impegno e partecipazione.

Per questo dobbiamo andare tutti a votare, consapevoli che, se ci sottrarremo a questo dovere, non avremo più il diritto di lamentarci qualora, poi, le cose andassero male.

Vogliamo dare, forse, una mano a coloro che si sono seduti a tavolino per studiare come toglierci il diritto di scegliere i nostri rappresentanti?

Vogliamo, forse, aiutarli a toglierci anche il diritto di voto?

Rispondete no?

Allora domenica andiamo tutti a votare!                                                           

IL MOMENTO DELLA VERGOGNA

C'è un tempo per ogni cosa: ora per gli amministratori è quello di dire la verità e di chiedere scusa; per i cittadini di chiedere il conto tagliando alla radice il vecchio sistema delle appartenenze e pretendendo anche da se stessi rigore e disinteresse nelle scelte politiche; per i partiti di rinnovarsi nel solco di una tradizione di cultura e di sapere senza i quali diventerebbero quello che sta dimostrando di essere il M5S agli occhi del mondo.

GIULIANOVA ADDIO

NEL LENTO SFIORIRE DELLA QUALITA' DELLA VITA A GIULIANOVA SI CONSUMA DAVANTI AGLI OCCHI INDIGNATI, MA IMPOTENTI, DEI CITTADINI IL TANGIBILE DECLINO URBANO ANNUNCIATO DA QUESTO SITO AL SUO NASCERE, NEL LUGLIO DELLO SCORSO ANNO, CON SERVIZI FOTOGRAFICI, NARRATIVA GIORNALISTICA E VIDEO CHE RIPROPONIAMO IN TUTTA LA LORO PROFETICA DRAMMATICITA'.

I PARCHI - VESPASIANI PUBBLICI

di Marcella Vanni

Totalmente privo di quegli “evangelici furori”che sotto sotto risuonano del meno ideale clamore delle onorificenze e talvolta anche del poco nobile tintinnio di contributi elargiti da Comuni che affogano in mille difficoltà economiche, il senso innato, spontaneo e disinteressato, quindi non strumentalizzabile, della partecipazione democratica alla vita della città come espressione di una collettiva coscienza civile aveva portato l’occhio della nostra videocamera a frugare tra le macerie delle nostre strade, sul verde-paglia dei nostri parchi profanati da escrementi animali di ogni genere, pertanto preclusi al trastullo dei bimbi, tra i percorsi delle passeggiate fluviali aggrediti dalle erbacce e dalle canne, tra l’abbrutimento dei segni dell’assalto consumistico alla passeggiata a mare con le spiagge divorate dal cemento e il cangiante “tremolar della marina” rubato alla suggestione degli occhi e all’emozione dei sentimenti. 

I GABBIANI E LA SPIAGGIA FERITA

Era il bisogno di non restare indifferente al linguaggio dei segni così caro al Pasolini degli “Scritti corsari”; era la volontà di non girare la testa per non vedere morire i propri sogni di ragazzi, nati e cresciuti in questa città, dentro le lamiere  contorte e arrugginite di un vecchio frigorifero riverso sulla sabbia dorata a pochi passi dalla riva e dal tenero candore di una colonia di gabbiani in conversazione tra loro dopo il volo; era il tentativo di far suonare un campanello d’allarme, di elevare un monito alla saggezza di chi ci amministra a ritrovare l’ago della bussola prima che fosse tardi.

C'ERA UNA VOLTA LA VISTA DEL MARE

Che ingenuità pensare che la politica abbia ancora un’anima: il dolore di quelle immagini e la pena corale di quei servizi affidati alla poetica mestizia del flauto dolce non hanno parlato né alla mente né al cuore degli amministratori troppo occupati ad innalzare un monumento alla loro popolarità al di là di ogni comprensibile dubbio, troppo impegnati a tappare le falle di una turbolenta navigazione affidata ad una maggioranza caratterizzata da contaminazioni politiche senza confini, distratti da infruttuosi allestimenti di teatrini della democrazia partecipativa, partecipata pressocchè dai soli organizzatori, per i quali l’esangue comune di Giulianova ha stanziato addirittura 12 mila e 500 euro.

LA SPIAGGIA DEI MIRACOLI

Tra l’agosto del 1947 e il febbraio del 1948 Rossellini girò in una Berlino spettrale, completamente sventrata, con la gente in coda ai negozi di generi alimentari, il mercato nero praticato per le strade, i bambini che giocano a piedi nudi tra le macerie o succhiano mozziconi di sigarette tra le rovine di edifici martoriati dalle bombe, il film “Germania anno 0” nel quale il suicidio di un bambino di 12 anni, il piccolo ma già vecchio Edmund, incarnava le macerie invisibili che la guerra, come forza degenerativa del Potere produce dentro gli uomini più ancora che fuori, sulle cose.

« Quando le ideologie si discostano dalle leggi eterne della morale e della pietà cristiana, che sono alla base della vita degli uomini, finiscono per diventare criminale follia. Persino la prudenza dell'infanzia ne viene contaminata e trascinata da un orrendo delitto ad un altro non meno grave, nel quale, con la ingenuità propria dell'innocenza, crede di trovare una liberazione dalla colpa » recitava il cartello introduttivo del film e “Le persone vivono nella tragedia come nel loro elemento naturale” ammoniva una voce fuori campo all’inizio del film. Quando si è a questo punto si è ad un bivio: o un nuovo punto di partenza ricominciando a vivere su altre basi e nuove scale di valori, o l’ “ultimo approdo di una società che sembra non essere più in grado di vivere, che vaga allucinata in una realtà che, come un limbo, sembra precedere appena l’annullamento totale di tutto”.

E’ proprio dalla lezione del grande regista che girando quel film interrogava la realtà per dire “Guardate che cosa abbiamo fatto a noi stessi”  che i politici dovrebbero prendere lo spunto per ripartire e diradare le ombre prodotte dalla degenerazione del sistema partitico che hanno reso grigia, opaca e demotivata la fascia intermedia che funge da cerniera tra i protagonisti della vita cittadina: la gente, da una parte, con i suoi bisogni e le difficoltà quotidiane; gli amministratori, dall’altra, che, inseguendo quello che Guicciardini chiamava il “particulare”, quelle aspettative, il più delle volte, non cercano di intercettare.