di Eden Cibej

  E’ sempre triste essere testimoni della fine di una forza politica nata per rappresentare i diritti degli strati più deboli di un popolo. Ancor più quando in essa i ceti popolari avevano creduto e per il riconoscimento di quei diritti avevano lottato, accettato sacrifici e, spesso,  subito emarginazioni sociali. Fu così quando si concluse la parabola storica del Pci per il mutamento delle classi sociali e con l’avvenuta emancipazione culturale dei figli del proletariato ormai in gran numero divenuti lavoratori dipendenti, altri liberi professionisti, chi artigiani o piccoli imprenditori e, spesso, datori di lavoro: nel “proletariato”, nel lavoro dei campi, essendo rimasti soltanto i vecchi genitori – nella migliore delle ipotesi con uno solo dei figli restato a lavorare la terra – il Pci si ritrovò senza più elettorato. La stessa ostinata e duratura permanenza del Partito all’opposizione favorì l’ininterrotta e indisturbata permanenza della DC al governo per circa 50anni; rimase così inutilizzata una forza elettorale del 26/28 per cento. Al contrario, l’ingresso del Psi nella maggioranza di centro-sinistra negli anni ’60 consentì, alla sua debole rappresentanza del 6/7 per cento, il raggiungimento di obiettivi importanti, tra i quali lo Statuto dei Lavoratori (con Giacomo Brodolini), l’abolizione del contratto medievale di mezzadria, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’istituzione della Scuola dell’obbligo fino a 14 anni, la prima programmazione economica con il ministro Antonio Giolitti.

Trascurando totalmente l’infruttuosa presenza del Pci all’opposizione, negli anni nacquero varie formazioni di sinistra: dal PSIUP (Partito socialista di unità proletaria), a Rifondazione comunista, al PdCI (Partito dei comunisti italiani), Sel (Sinistra, ecologia e libertà) e, ultimamente, SI (Sinistra italiana); tutte, incapaci di dialogare con altri di diverso pensiero; quindi, anch’esse destinate alla non influenza sulle scelte governative.

            A differenza di tutti gli altri Paesi dell’Europa Occidentale, nel ritardo grave del processo di emancipazione politica del nostro Paese ha influito significativamente la presenza in Italia di un grosso, ma ininfluente, partito comunista e di un piccolo partito socialista.

Gli esiti più recenti sono particolarmente dolorosi: abbandonati i sani principi della lotta in favore delle componenti più deboli della Società, principi rivendicati spesso solo a parole e raramente nei fatti – sia a livello nazionale, ultimamente con Renzi ed i suoi “annusatori di correnti d’aria”, che a livello territoriale dove sono sorti come funghi autentici feudi con feudatari, vassalli, valvassori e valvassini sempre pronti a tenere le mani sugli enti locali al fine di dividerne all’interno della “famiglia” cariche e incarichi – il sedicente Partito Democratico è diventato, in concreto, il Partito della Nazione agognato da Matteo Renzi. Il quale, per attuare il suo progetto, doveva come primo passo rottamare il Pd. Ed è quello che ha fatto guadagnandosi, per diritto di affinità, la designazione a delfino di Berlusconi oggi suo apparente nemico: nel renziano pensiero, distruggendo il Partito Democratico si sarebbe potuta aprire la strada al progettato Partito della Nazione strizzante l’occhio ad elettori del centrodestra compensando così la probabile emorragia di voti a sinistra.

Finora la Sinistra sembra non aver capito che i partitini (tipo Sel, SI, Rifondazione, PdCI, Psiup), limitandosi a dire solo “niet” dall’eterna opposizione, non saranno mai riconosciuti come rappresentanti dei legittimi interessi delle categorie sociali più deboli. Piuttosto, dovrebbero rendersi capaci di ingoiare qualche rospo pur di condizionare positivamente le politiche altrui, così come fece il Psi di Nenni negli anni ’60. E lasceranno un vuoto a sinistra a tutto vantaggio della Destra e di un eventuale partito renziano di amici e compari intenti a chiamare “riforme” l’introduzione delle proprie mani sulle leve di comando e di profitto a danno della Nazione.

A cosa è servita l’uscita di Civati e Fassina dal Pd per finire in Sel-SI? Sarebbe quella la prospettiva? O è necessaria una forza politica nuova, con gente nuova, colta (in Italia ce n’è in abbondanza; ma non si dovrà temerne la concorrenza, almeno se si pensa più ai cittadini e meno a se stessi)? Diversamente, o ci teniamo i soliti ospiti di Bruno Vespa, da Fassino (che chiude gli occhi come se stesse esalando l’ultimo respiro) a Daniela Marini (inespressiva), a La Torre (equilibrista da buon annusatore di correnti d’aria), alla Serracchiani (con quella brutta vocale /a/ arretrata, quasi cacciata in gola, che scoraggia l’ascolto) ecc. ecc. Sbaglio a pensare che forse viviamo in una monarchia non dichiarata?

Stimo Bersani, che politicamente parla e pensa da buon padre di  famiglia, e stimo anche Roberto Speranza; però mi sembra lavoro e sogno inutili il tentativo di vagheggiare l’unità del Partito. Quale fiducia si potrebbe avere di quell’80% di renziani che dopo aver annusato l’aria sono diventati complici di una sorta di “colpo di stato per via democratica” studiato per cambiare la Costituzione italiana in favore di un “potere assoluto”? Il Pd dovrebbe prima liberarsi di quella zavorra. Che Pd sarebbe con Renzi, Maria Elena ecc. ancora presenti? Gli elettori, i simpatizzanti dovrebbero convivere con quegli attori della politica?

C’è una sola soluzione, una Nuova Forza Politica alla quale ammettere gente nuova, di accertata capacità e onestà; diversamente i cittadini continueranno, giustamente, a non avere fiducia nella Politica. E bisognerebbe saper scegliere un nome che già di per sé facesse percepire il cambiamento; una sorta di “Risorgimento Italiano”, di cui oggi c’è tanto bisogno visto che l’attuale Pd è di centrosinistra nel nome e di destra nei fatti.

Diceva Bersani: ”Io rimango sulla mia nave anche come mozzo”. Gli risponderei così: “Chi si sentirebbe rappresentato dal mozzo se il capitano della nave si chiama Schettino”? E aggiungerei: “Se il condominio diventa un’alcova di prostitute, restiamo o cambiamo casa?”

Che peccato essere abbandonati da chi era nato per rappresentare e difendere i legittimi interessi dei cittadini vittime dei più forti!

Che peccato vedere i possibili, propri rappresentanti trasformarsi in nemico da dover combattere; appena ieri in televisione ho sentito un cittadino di Firenze, iscritto al Partito, dire: ”Oggi c’è da vergognarsi a stare nel Pd”. Che peccato!

IL DOMANI DEL REFERENDUM

    La Democrazia italiana è salva, così come avvenne il 2 giugno 1946 con l’affermazione della Repubblica e la cancellazione del Potere assoluto della monarchia.

Con risorse culturali più modeste, ma con uguale saggezza di oggi, il popolo italiano scelse la Libertà e le fondamenta della Costituzione repubblicana che di lì a poco sarebbe stata adottata dal nuovo Parlamento.

    Il successo del NO non va interpretato come la vittoria di alcuni contro altri, ma come la riaffermazione di un popolo che nella diversità delle opinioni intende dare il proprio contributo al bene comune.

    Il nostro rispetto va quindi riconosciuto a tutti gli elettori che in buona fede e nell’osservanza delle proprie, sincere convinzioni, hanno votato SI’ o NO ritenendo di tutelare la dignità della Nazione.

    Non altrettanto rispetto dobbiamo esprimere a chi, per arroganza o per interessi taciuti, ingannando il popolo italiano avevano progettato, e tentato, di trasformare il Potere della Democrazia in Potere assoluto.

    Dal futuro che ci attende – come dimostrano i mesi che hanno preceduto il 4 Dicembre – siamo chiamati, tutti, alla vigile osservazione quotidiana dei fatti politici al fine di poter difendere le nostre libertà costituzionali da tentativi miranti a cambiare il Potere del Popolo in Potere dei Partiti.

                                                                                                    Eden Cibej

IL MOMENTO DELLA VERGOGNA

C'è un tempo per ogni cosa: ora per gli amministratori è quello di dire la verità e di chiedere scusa; per i cittadini di chiedere il conto tagliando alla radice il vecchio sistema delle appartenenze e pretendendo anche da se stessi rigore e disinteresse nelle scelte politiche; per i partiti di rinnovarsi nel solco di una tradizione di cultura e di sapere senza i quali diventerebbero quello che sta dimostrando di essere il M5S agli occhi del mondo.

GIULIANOVA ADDIO

NEL LENTO SFIORIRE DELLA QUALITA' DELLA VITA A GIULIANOVA SI CONSUMA DAVANTI AGLI OCCHI INDIGNATI, MA IMPOTENTI, DEI CITTADINI IL TANGIBILE DECLINO URBANO ANNUNCIATO DA QUESTO SITO AL SUO NASCERE, NEL LUGLIO DELLO SCORSO ANNO, CON SERVIZI FOTOGRAFICI, NARRATIVA GIORNALISTICA E VIDEO CHE RIPROPONIAMO IN TUTTA LA LORO PROFETICA DRAMMATICITA'.

I PARCHI - VESPASIANI PUBBLICI

di Marcella Vanni

Totalmente privo di quegli “evangelici furori”che sotto sotto risuonano del meno ideale clamore delle onorificenze e talvolta anche del poco nobile tintinnio di contributi elargiti da Comuni che affogano in mille difficoltà economiche, il senso innato, spontaneo e disinteressato, quindi non strumentalizzabile, della partecipazione democratica alla vita della città come espressione di una collettiva coscienza civile aveva portato l’occhio della nostra videocamera a frugare tra le macerie delle nostre strade, sul verde-paglia dei nostri parchi profanati da escrementi animali di ogni genere, pertanto preclusi al trastullo dei bimbi, tra i percorsi delle passeggiate fluviali aggrediti dalle erbacce e dalle canne, tra l’abbrutimento dei segni dell’assalto consumistico alla passeggiata a mare con le spiagge divorate dal cemento e il cangiante “tremolar della marina” rubato alla suggestione degli occhi e all’emozione dei sentimenti. 

I GABBIANI E LA SPIAGGIA FERITA

Era il bisogno di non restare indifferente al linguaggio dei segni così caro al Pasolini degli “Scritti corsari”; era la volontà di non girare la testa per non vedere morire i propri sogni di ragazzi, nati e cresciuti in questa città, dentro le lamiere  contorte e arrugginite di un vecchio frigorifero riverso sulla sabbia dorata a pochi passi dalla riva e dal tenero candore di una colonia di gabbiani in conversazione tra loro dopo il volo; era il tentativo di far suonare un campanello d’allarme, di elevare un monito alla saggezza di chi ci amministra a ritrovare l’ago della bussola prima che fosse tardi.

C'ERA UNA VOLTA LA VISTA DEL MARE

Che ingenuità pensare che la politica abbia ancora un’anima: il dolore di quelle immagini e la pena corale di quei servizi affidati alla poetica mestizia del flauto dolce non hanno parlato né alla mente né al cuore degli amministratori troppo occupati ad innalzare un monumento alla loro popolarità al di là di ogni comprensibile dubbio, troppo impegnati a tappare le falle di una turbolenta navigazione affidata ad una maggioranza caratterizzata da contaminazioni politiche senza confini, distratti da infruttuosi allestimenti di teatrini della democrazia partecipativa, partecipata pressocchè dai soli organizzatori, per i quali l’esangue comune di Giulianova ha stanziato addirittura 12 mila e 500 euro.

LA SPIAGGIA DEI MIRACOLI

Tra l’agosto del 1947 e il febbraio del 1948 Rossellini girò in una Berlino spettrale, completamente sventrata, con la gente in coda ai negozi di generi alimentari, il mercato nero praticato per le strade, i bambini che giocano a piedi nudi tra le macerie o succhiano mozziconi di sigarette tra le rovine di edifici martoriati dalle bombe, il film “Germania anno 0” nel quale il suicidio di un bambino di 12 anni, il piccolo ma già vecchio Edmund, incarnava le macerie invisibili che la guerra, come forza degenerativa del Potere produce dentro gli uomini più ancora che fuori, sulle cose.

« Quando le ideologie si discostano dalle leggi eterne della morale e della pietà cristiana, che sono alla base della vita degli uomini, finiscono per diventare criminale follia. Persino la prudenza dell'infanzia ne viene contaminata e trascinata da un orrendo delitto ad un altro non meno grave, nel quale, con la ingenuità propria dell'innocenza, crede di trovare una liberazione dalla colpa » recitava il cartello introduttivo del film e “Le persone vivono nella tragedia come nel loro elemento naturale” ammoniva una voce fuori campo all’inizio del film. Quando si è a questo punto si è ad un bivio: o un nuovo punto di partenza ricominciando a vivere su altre basi e nuove scale di valori, o l’ “ultimo approdo di una società che sembra non essere più in grado di vivere, che vaga allucinata in una realtà che, come un limbo, sembra precedere appena l’annullamento totale di tutto”.

E’ proprio dalla lezione del grande regista che girando quel film interrogava la realtà per dire “Guardate che cosa abbiamo fatto a noi stessi”  che i politici dovrebbero prendere lo spunto per ripartire e diradare le ombre prodotte dalla degenerazione del sistema partitico che hanno reso grigia, opaca e demotivata la fascia intermedia che funge da cerniera tra i protagonisti della vita cittadina: la gente, da una parte, con i suoi bisogni e le difficoltà quotidiane; gli amministratori, dall’altra, che, inseguendo quello che Guicciardini chiamava il “particulare”, quelle aspettative, il più delle volte, non cercano di intercettare.