Buon Natale

 

 

 

  A tutti i bambini del mondo

 

Il Natale dei poveri

 

Chi l’avrebbe mai pensato

che in una parte del mondo

stretta stretta

che quasi nell’Oceano

si getta

la notte di Natale

è come qui da noi

a Ferragosto.

L’aria è calda,

le finestre aperte,

la tavola imbandita d’occasione

il tacchino farcito già nel forno,

pure il gelato di fruttiglia pronto.

Col profumo dei fiori

va la gente

per le strade

sospinta dalla fede.

povera gente,

ricca, fortunata e sfortunata insieme

così alla rinfusa mescolata,

cammina e va

in attesa di quel Bimbo

che una volta all’anno rinascendo

il mondo intero unisce nel suo segno.

Chiesa di Santa Chiara illuminata

a due passi da me,

io già ti vedo

ed ecco

“Chiedi quello che vuoi

e tu l’avrai”

sento una voce aprirsi

dentro al Cielo.

Resto impietrita,

ma rispondo:

“Voglio tornar bambina”.

Un coro di voci si solleva:

le riconosco tutte

ad una ad una.

“Dai”, “Scendi”, “E’ l’ora!”

gridano contenti i ragazzi

del quartiere la banda malandrina.

Il mio quartiere...

Il cuore in gola, saluto mamma

che mi dice: “Attenta”

e mi preparo a consumare il rito

della ricerca del pino da addobbare

insieme al muschio umido e tenace

che dalla terra non si vuol staccare.

Il sole filtra a stento

dentro quella pineta del paese

di fronte al mare estesa

tacita, come in attesa

d’esser profanata.

“Eccolo, quello è il più bello!”,

“No, venite, ce n’è un altro quaggiù,

che meraviglia!”.

Sono gli ultimi istanti di quel pino,

l’ultimo abbraccio con la mamma sua,

il padre, muto, lo vede cadere.

Non ci accorgiamo della sua agonia

coperta dalla nostra frenesia.

Il cielo si fa rosso, scende la sera

mentre torniamo a casa.

Nell’aria dei mandarini il profumo acce-                                                                                so;

al mattino delle ciaramelle l’eco.

Era il Natale dei poveri.

Era il mio Natale.

                        

                        Marcella Vanni

                           (Da “Antologia della Memoria”)

 

                UNO DEI BORGHI PIU' BELLI D'ITALIA

 

 

 Arquà petrarca

 

Solo e pensoso i più deserti campi
vo misurando a passi tardi e lenti;
e gli occhi porto, per fuggir, intenti
dove vestigio uman l'arena stampi.

 Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti;
perché negli atti d'allegrezza spenti
di fuor si legge com'io dentro avvampi:

sì ch'io mi credo omai che monti e piagge
e fiumi e selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch'è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so, ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, ed io con lui.

 

Qui, attratto dalla quiete del luogo, il poeta desiderò trascorrere gli ultimi anni della sua vita fino alla morte, avvenuta il 18 luglio 1374. Il paese ne conserva la casa e la tomba con le spoglie.

La fama del poeta favorì, negli anni successivi, la costruzione di numerose case e ville di famiglie venete che rappresentano, oggi, un patrimonio artistico e architettonico degno di essere visitato

 

        

 Il mistero

 

 

    del

 

 

  teschio

Il 5 aprile 2004 i risultati dell'analisi dei resti conservati nella tomba del poeta rivelarono che

il teschio, oltretutto ridotto in frammenti, ricostruito, era stato riconosciuto come femminile, quindi non appartenente al Petrarca. Un frammento di pochi grammi, poi, inviato a Tucson, in Arizona, per essere esaminato con il metodo del radiocarbonio, permise di accertare che il cranio femminile ritrovato nel sepolcro risale all'incirca al 1207.

Ancora un mistero risulta a chi sia appartenuto e perchè si trovasse nella tomba del poeta.

Dov'è finito il vero cranio del poeta?

Lo scheletro, invece, risulta essere autentico: sono riportate alcune costole fratturate che Petrarca si procurò quando fu ferito al costato dal calcio di una cavalla. 

 

 

 

 

 

  UN ANGOLO APPARTATO DEL

  GIARDINO  DOVE  IL POETA

  SICURAMENTE ANDAVA A

  MEDITARE ED A COMPORRE

L' ITALIA E' UNO DEI PAESI PIù RICCHI AL MONDO DI PREZIOSE MEMORIE STORICHE E CULTURALI CHE SONO DIVENTATE PATRIMONIO DELL'UMANITA'. ESSE COSTITUISCONO IL NOSTRO ORGOGLIO E RAPPRESENTANO IL NOSTRO VANTO IN OGNI ANGOLO DELLA TERRA.   

Il materiale fotografico del servizio

è stato realizzato da Eden Cibej