NON CONSENTIAMO AD ALTRI

DI FARSI I FATTI NOSTRI

di Eden Cibej

 

   Ho pensato di aprire questo articolo con due pensieri di Martin Luther King.

Il primo è questo: “La nostra vita finisce quando diventiamo silenziosi sulle cose che contano”.

Il secondo: “Non ho paura delle minacce dei violenti; ho paura del silenzio degli onesti”.Tradotto, vuol dire che non dobbiamo essere assenti e lasciare che tutto venga fatto dagli altri perché per noi sta bene tutto, qualunque cosa essi facciano, compresi i fatti nostri. Dobbiamo, invece, opporre sempre la nostra volontà; e opporci nella forma più democratica che esiste: il voto.

Non andare a votare non significa “abbasso tutti, andate al diavolo quanti ne siete, tanto siete tutti uguali.” Significa: “Fate pure quello che volete, per noi è lo stesso”! Aggiungere “d’ora in poi voglio farmi i fatti miei, e a votare non ci vado più” non significa bocciarli tutti; significa promuoverli alla mano libera, a fare peggio, senza ostacoli e senza paura, tanto nessuno dirà niente; significa autorizzarli a decidere sui nostri problemi al nostro posto: sarebbe una totale resa in loro favore e contro noi stessi. Quindi andiamo sempre a votare, tutti; anche a costo di turarci il naso, perché a chi comanda immeritatamente avremmo fatto capire che siamo pronti a mandarli via. Chi non ha meritato deve temere la nostra reazione. Se, al contrario, restiamo a casa, loro saranno ben lieti di poter contare sui soliti interessati e sulle persone che in buona fede sceglieranno un colore, quello del proprio Partito di sempre che, magari, ahimè, ormai non c’è più perché ha cambiato identità.

Mandandoli a casa otterremmo un grande risultato: quello che da tempo immemorabile ottengono in Inghilterra, dove un laburista scontento del proprio Partito è pronto poi a votare Conservatore e un conservatore a votare Laburista. O negli Stati Uniti, con l’alternanza Democratici-repubblicani.

Però.. però bisognerà anche scegliere la lista che più probabilmente otterrà voti sufficienti a sconfiggere quelli che noi vogliamo mandare via: guai a scegliere il partitino del due o cinque per cento: destinato com’è a restare all’opposizione, lascerà al potere chi già c’è stato. E tutto rimarrà come prima..: ad esempio, Rifondazione comunista, il PdCI ed altri ancora, sia di destra che di sinistra, hanno mai potuto cambiare le cose ottenendo di essere ascoltati con le sole orecchie? Oggi, Fassina e Civati sono forse più influenti dopo la loro confluenza nell’ex Sel? O hanno solo indebolito l’opposizione interna del PD? Quanto tempo durerà il nuovo partito del 4/5 per cento di  Sinistra Italiana? Chi non ha la forza di far valere le proprie opinioni non riuscirà mai a cambiare le cose!

Andiamo quindi tutti al voto. E per quanto riguarda il Referendum, se non vogliamo finire nelle mani di un principino da salotto con damigella di Corte, e di quegli annusatori di correnti d’aria che gli assicurano una maggioranza in cambio di un ricco incarico che li faccia sentire più grandi di quel che valgono o più duraturi nel loro posticino in Parlamento, votiamo tranquillamente da uomini liberi un sereno NO al Referendum: il 5 dicembre saremmo orgogliosi della nostra scelta di essere stati difensori della Democrazia.

LA STAMPA ITALIANA:

QUI AMPLIFICA, LA’ NASCONDE

 

         Da diverse settimane sulla stampa italiana, come anche in televisione, non si parla altro che di Virginia Raggi, sindaco di Roma. E’ vero che la conquista del Comune più importante d’Italia, ieri “Caput Mundi” (capo del mondo), oggi Mafia Capitale, è strategica più dal punto di vista politico nazionale che da quello amministrativo locale; però non era certamente prevedibile che avrebbe messo in secondo piano, fin quasi a cancellarli, problemi come la preoccupante crisi economica, come il crescente debito pubblico (per il quale paghiamo 75 miliardi di euro l’anno di interessi passivi), l’allargarsi della povertà assoluta, la mancanza di posti di lavoro e di mille altri problemi contingenti. I riflettori sono sempre puntati su Virginia Raggi; sul conto della quale, nonostante certe ‘premurose’ attenzioni nessuno ha sinora trovato una pur piccola traccia di carenza morale. Il che vuol dire che di lei ciò che dà fastidio sono, evidentemente, la novità e la ‘stranezza’ di essere  persona pulita. La sola critica che alcuni dotti commentatori hanno potuto indirizzarle è stato il titolo di ‘dilettante’, scelto ovviamente dai professionisti delle passate amministrazioni.

         Se pensiamo che ella è stata già consigliere comunale di Roma, una qualche esperienza l’avrà certamente acquisita; e del quadro generale della situazione specifica si sarà pur impossessata. Certo non si può darle il titolo di ‘esperta’ che gli stessi dotti commentatori hanno attribuito agli amministratori che l’hanno preceduta, però tra l’esperienza spesso truffaldina di non pochi professionisti della politica e la coscienza pulita della prospettiva, i romani hanno giustamente preferito la seconda soluzione.              

La stessa riflessione dei cittadini romani nei giorni scorsi mi suggerì un messaggio da inviare a Virginia tramite twitter: le dicevo “se a Roma io fossi consigliere comunale di opposizione, mi farei in quattro per darTi una mano; perché sei una persona ‘pulita’, intenzionata a fare pulizia”. Ecco qual è la principale colpa di Virginia Raggi; l’aver fatto capire da subito che con lei finisce il tempo del magna magna. Del resto, i fatti che hanno determinato ‘mafia capitale’ sono l’eredità che passati amministratori e loro amici hanno lasciato a questa ‘povera ragazza’ oggi chiamata a risolverli.

I nostri mass media (per carità, non dite ‘midia’: la parola è latina, cioè di casa nostra, non è anglosassone) - che non a caso occupano il 73esimo posto al mondo nella graduatoria della “libertà di espressione” - trovano più importante occuparsi di un assessore comunale indagato benché non se ne conoscano ancora le ragioni dell’indagine, e che un giorno potrebbero rivelarsi anche non gravi, piuttosto che di un sindaco, ad esempio Sala, che a distanza di mesi ancora non rende noti i risultati economico-finanziari dell’Expo di Milano. Gli stessi organi di informazione non hanno niente da dire nemmeno sulla scalata di Renzi a Palazzo Chigi, conseguita con il voto condominiale di casa Pd e dopo aver inferto una ‘pugnalata politica’ alla schiena di Enrico Letta al quale, la sera prima, aveva assicurato di poter “stare sereno”.

         Gli stessi organi di informazione che ogni giorno dedicano pagine intere alla malcapitata sindaca solo perché incontra difficoltà a trovare assessori nei tempi desiderati fingono di non sapere che numerosi intellettuali finora interpellati le hanno risposto “no, grazie” non per scarsa considerazione nei riguardi della giovane signora Raggi, ma perché dubbiosi sulla opportunità di operare in un ambiente tanto perbene da aver determinato la nascita di “mafia capitale”.

Non possiamo oggi lasciarci sorprendere dalla dilagante attenzione nei confronti di Virginia Raggi; nella storia dell’uomo i veri innovatori, non certo i falsi rottamatori alla Matteo Renzi, sono sempre stati osteggiati dai conservatori e dai mangiatori di regime: specialmente questi ultimi hanno sempre ostacolato ogni forma di cambiamento, specialmente se in direzione di rigorosa pulizia.

Quanto ai giornali, in questi giorni è sul tavolo del Consiglio dei ministri la normativa sull’editoria: non vorrei che le odierne osservazioni critiche giunte ormai anche al rossetto della Raggi fossero legate alle scelte del governo.

Trovo infatti singolare che la maggior parte dei giornalisti non dia risalto alla principale ancella di Matteo Renzi: se ad un esame di storia o di diritto costituzionale, uno studente dovesse ripetere le cose che dice Maria Elena sul Referendum (i veri partigiani votano SI, il SI al Referendum  migliorerebbe il Prodotto Interno Lordo e altre amenità) quello studente verrebbe bocciato; sia da un professore di destra che di sinistra.

         Con Matteo Renzi, Maria Elena fa il ministro delle Riforme costituzionali. (E.C.)

1 Ottobre 2016

 

REFERENDUM

Ingannevole anche il quesito

 

         Il 4 dicembre, quando andremo a votare, il quesito che troveremo sulla scheda è ingannevole e favorisce il a danno del no. Infatti, tra l’altro ci viene chiesto se vogliamo “ridurre il numero dei parlamentari”. Poiché i ‘parlamentari’ sono membri del ‘Parlamento’ e  il Parlamento è formato da due Camere (Camera dei Deputati e Senato) dire ‘parlamentari’ equivale a dire deputati (che sono 630) più i senatori (che sono 315); quindi la “riduzione dei parlamentari”, come troveremo scritto sulla scheda, presuppone una riduzione sia dei deputati che dei senatori. Invece non è così; infatti il Referendum prevede soltanto la riduzione del numero dei 315 senatori! La conseguenza è che gli elettori meno informati crederanno che votando SI’ ridurranno anche il numero dei deputati; i quali invece resteranno 630 come prima! E’ vero che, nel totale, il numero dei parlamentari viene a diminuire, ma resta ingannevole egualmente perché non si evidenzia che il “taglio” (oltretutto minimo) verrebbe praticato sulla componente più piccola del Parlamento (il Senato, 315 membri), non sul totale di 945 (630 deputati + 315 senatori).

Ecco perché questa parte del quesito in scheda favorisce il sì e, di conseguenza, danneggia il no.

                  Non riuscendo a comprendere la suddetta formulazione, segnalerò le mie perplessità al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, alla Corte di Cassazione, al Presidente dell’Unione Europea, alla Corte di Giustizia di Bruxelles ed ai giornali indipendenti “Il Fatto Quotidiano” e “La Verità”.

         Poiché noi siamo “senza padroni” e, come tali, sempre dalla parte dei cittadini, tutti, a qualunque schieramento politico essi appartengano, a loro e a nostra tutela di libertà sottoponiamo all’attenzione dei nostri gentili lettori alcune domande che ci vengono spontanee:

  1. come mai colui che voleva rottamare tante cose ha rottamato soltanto il Partito di cui è segretario? C’entra qualcosa il progettato “Partito della Nazione”?
  2. chi ieri diceva di voler dimezzare il numero dei “parlamentari” allo scopo di “risparmiare”, perché oggi propone di “ritoccare” solo il Senato, che conta 315 persone, e non ha pensato a ridurre anche la Camera dei deputati che ne ha 630? Il risparmio sarebbe stato di gran lunga maggiore! Sarebbe interessante sapere perché.
  3. Perché Renzi oggi dice: “Col Referendum mi gioco tutto” se una modifica alla Costituzione riguarda l’intero popolo italiano e non soltanto il governo e chi, a vario titolo, lo sostiene?
  4. Perché ha mandato in Argentina la fedelissima Maria Elena a propagandare il SI’ tra gli italiani all’estero? Il “suo” Referendum deve interessare la Nazione o deve rispondere alle aspirazioni del Presidente del Consiglio? E poi: chi paga le spese di Maria Elena per viaggio, vitto e alloggio? La ministra va a spese proprie o con i soldi di noi tutti contribuenti? E perché il SI’ è tanto importante per Renzi? Lui deve saperlo bene! Ma quel che si ostina a non capire è che noi lo abbiamo capito. Abbiamo capito, come si desume chiaramente dalle sue proposte di modifica a ben 43 articoli della “nostra” Costituzione, che egli aspira al Potere Assoluto.

A tale riguardo, c’entra forse la cancellazione del nostro voto sul Senato prevista dal Referendum? E c’entra, per caso, anche il “premio” di 340 deputati al Partito di maggioranza relativa studiato dall’eclettico Verdini? C’entrano per caso anche i 100 capi-lista scelti dai Partiti e non dagli elettori per assicurare durevole governabilità a Renzi ed agli annusatori di correnti d’aria che lo sostengono dopo essere stati bersaniani, in cambio di future cariche o altri benefici?

         Un studente greco, mio collega all’Università di Napoli, commentando la caduta dell’ennesimo governo italiano disse: “Voi in Italia con la repubblica avete governi che cadono ogni dieci-undici mesi. Noi invece, in Grecia, con la monarchia abbiamo un governo stabile”!!

         Vale la pena ricordare che gli Stati Uniti, con una popolazione di 300 milioni di abitanti, hanno una Camera (dei “Rappresentanti”) di 450 membri ed un Senato di 100.

L’Italia, con una popolazione di 62 milioni di abitanti ha una Camera di 630 deputati ed un Senato di 315 senatori.

         E’ pur vero che la Costituzione veniva dopo una guerra che aveva messo fine allo Stato monarchico, al fascismo e al nazismo, rendendo così necessarie ampie rappresentanze democratiche atte a scongiurare il ritorno del potere nelle mani di pochi; però, settant’anni più tardi chi propone di ritoccarla non dovrebbe – misteriosamente – limitarsi alla sola riduzione di poche decine di senatori; specialmente se poco prima della conquista di Palazzo Chigi aveva dichiarato l’intenzione di “dimezzare” il numero dei ‘parlamentari’ (945:2).

Agli Italiani non sfuggirà la sproporzione tra il vanto continuo di Renzi e i suoi della “storica” riforma dopo 70 anni e l’insignificante riduzione di una manciata di senatori. La montagna ha partorito il classico topolino.

          Il giudizio finale, cari concittadini lettori ed elettori, non spetta che a voi.  

NON CONSENTIAMO AD ALTRI

DI FARSI I FATTI NOSTRI

di Eden Cibej

 

   Ho pensato di aprire questo articolo con due pensieri di Martin Luther King.

Il primo è questo: “La nostra vita finisce quando diventiamo silenziosi sulle cose che contano”.

Il secondo: “Non ho paura delle minacce dei violenti; ho paura del silenzio degli onesti”.Tradotto, vuol dire che non dobbiamo essere assenti e lasciare che tutto venga fatto dagli altri perché per noi sta bene tutto, qualunque cosa essi facciano, compresi i fatti nostri. Dobbiamo, invece, opporre sempre la nostra volontà; e opporci nella forma più democratica che esiste: il voto.

Non andare a votare non significa “abbasso tutti, andate al diavolo quanti ne siete, tanto siete tutti uguali.” Significa: “Fate pure quello che volete, per noi è lo stesso”! Aggiungere “d’ora in poi voglio farmi i fatti miei, e a votare non ci vado più” non significa bocciarli tutti; significa promuoverli alla mano libera, a fare peggio, senza ostacoli e senza paura, tanto nessuno dirà niente; significa autorizzarli a decidere sui nostri problemi al nostro posto: sarebbe una totale resa in loro favore e contro noi stessi. Quindi andiamo sempre a votare, tutti; anche a costo di turarci il naso, perché a chi comanda immeritatamente avremmo fatto capire che siamo pronti a mandarli via. Chi non ha meritato deve temere la nostra reazione. Se, al contrario, restiamo a casa, loro saranno ben lieti di poter contare sui soliti interessati e sulle persone che in buona fede sceglieranno un colore, quello del proprio Partito di sempre che, magari, ahimè, ormai non c’è più perché ha cambiato identità.

Mandandoli a casa otterremmo un grande risultato: quello che da tempo immemorabile ottengono in Inghilterra, dove un laburista scontento del proprio Partito è pronto poi a votare Conservatore e un conservatore a votare Laburista. O negli Stati Uniti, con l’alternanza Democratici-repubblicani.

Però.. però bisognerà anche scegliere la lista che più probabilmente otterrà voti sufficienti a sconfiggere quelli che noi vogliamo mandare via: guai a scegliere il partitino del due o cinque per cento: destinato com’è a restare all’opposizione, lascerà al potere chi già c’è stato. E tutto rimarrà come prima..: ad esempio, Rifondazione comunista, il PdCI ed altri ancora, sia di destra che di sinistra, hanno mai potuto cambiare le cose ottenendo di essere ascoltati con le sole orecchie? Oggi, Fassina e Civati sono forse più influenti dopo la loro confluenza nell’ex Sel? O hanno solo indebolito l’opposizione interna del PD? Quanto tempo durerà il nuovo partito del 4/5 per cento di  Sinistra Italiana? Chi non ha la forza di far valere le proprie opinioni non riuscirà mai a cambiare le cose!

Andiamo quindi tutti al voto. E per quanto riguarda il Referendum, se non vogliamo finire nelle mani di un principino da salotto con damigella di Corte, e di quegli annusatori di correnti d’aria che gli assicurano una maggioranza in cambio di un ricco incarico che li faccia sentire più grandi di quel che valgono o più duraturi nel loro posticino in Parlamento, votiamo tranquillamente da uomini liberi un sereno NO al Referendum: il 5 dicembre saremmo orgogliosi della nostra scelta di essere stati difensori della Democrazia.