Carissimi,

 

E’ passato poco più di un anno dal nostro incontro in occasione della presentazione del libro “ La lunga strada verde” suggerito dalla passione sportiva e civile di Luigi Chiodi.

       Quel 9 febbraio resterà per sempre nella mia memoria.

Ancora oggi mi riscaldo al calore della vostra partecipazione, straripante, affettuosa, attenta, emozionata.

Ancora oggi vi dico “Grazie”.

Insieme, quel pomeriggio abbiamo scritto una bella pagina di Letteratura sociale, quel modo di fare cultura per cui chi parla e chi ascolta si fondono in un’unica anima e diventano insieme protagonisti di un atto di creazione impreziosita dalla umanità, che manca all’Arte fine a se stessa e ai suoi risvolti cerebrotici.

Lo sguardo di uno scrittore penetra ovunque e ovunque si posa cerca quello che può trasformare anche il più piccolo e trascurato elemento della quotidianità in segmenti universali dell’esistenza.

Alla Storia dei popoli, nutrita degli avvenimenti nati dalle decisioni dei grandi della terra, illuminata dai riflettori di tutto il mondo, appartiene anche un’altra storia, che scorre parallela, sotterranea, sconosciuta, scritta dal sangue e dal dolore, dai sogni, dalle speranze e dai sacrifici della nostra gente.

E’ da questa storia che sono attratta.

E’ a questa storia che ho guardato.

E’ così che è nato il libro “Oltre la vita”.

Ad accompagnarmi dentro le pieghe delle cicatrici della nostra città, nel cuore delle sue tradizioni, alla scoperta delle sue risorse umane, del coraggio e dello spirito creativo della sua gente, è stata Ada Nepa, protagonista assoluta del libro.

La Storia si è avvolta attorno ai suoi ormai prossimi ottantanove anni e lei l’ha attraversata lasciando ben visibili le sue impronte.

Il libro e il video realizzato per la presentazione di “Oltre la vita” riavvolgeranno il nastro per voi e ci permetteranno di trascorrere di nuovo un pomeriggio di calda umanità.

 

                                                                                             Vi aspettiamo

                                                                          Marcella Vanni e Ada Nepa

 

 

 

25 Aprile: già a pronunciarla questa data segna il cuore.

Nessuno può sottrarsi a questa emozione.

Quanto mai sterile appare in controluce la diatriba sulla “pacificazione”.

Non mi piace l’immagine di una umanità con la bilancia in mano: i buoni da una parte, i cattivi dall’altra. Voglio vivere in un mondo dove i buoni e i cattivi vivano dalla stessa parte cercando di migliorarsi a vicenda.

Quella pagina della nostra vita, di cui i nostri padri hanno portato a lungo le cicatrici, dentro e fuori, ha consegnato alla Storia un fardello di lutti e di dolore, di ferocia disumana, uno spegnimento della “pietà” che trovano nella guerra e negli appetiti di quelli che la vollero il primo responsabile, il vero colpevole di quello smarrimento della Ragione che può determinare la lotta tra Uomini, cioè tra fratelli, se non di sangue, sicuramente di comune destino sì.

Quello che so, senza dubbio alcuno, che morire da ragazzi è ingiusto sia dentro le Fosse Ardeatine che nelle Foibe.

Il dolore non ha confini, non conosce ideologie e propagande, parla una lingua universale.

Della Verità resta depositaria la Storia.

A noi il rispetto di quel dolore.

Alla nostra memoria il superamento dell’odio che di quell’orrore fu lo strumento e da quell’orrore si propagò causando ancora sangue, ancora lutti.

La lezione più bella del 25 aprile, dunque, dovrebbe essere quella di consegnare agli uomini di ogni tempo una perenne aspirazione alla Pace.

 

                                                                            Marcella Vanni