di Eden Cibej

              Oltre dieci minuti di applausi e ripetute chiamate hanno sottolineato la rappresentazione di “Aci, Galatea e Polifemo”, la “Serenata a tre” di George Frideric Haendel, nella felice interpretazione di Giorgia Cinciripi (soprano), Federica Carnevale (mezzosoprano) e Gianluca Margheri (basso-baritono), magistralmente accompagnati dall’orchestra “Gli archi del Cherubino” sotto la direzione di Piergiorgio Del Nunzio maestro concertatore al cembalo. Regia, scene e costumi di Susanna Guerrini.

              Questa seconda edizione di “La Rocca Barocca”, iniziativa dell’Associazione culturale ‘Accademia Acquaviva’ di Giulianova formata da musicisti che hanno calcato le scene in Italia e all’estero, resterà a lungo nel ricordo del numeroso pubblico che ha affollato la piazza del Comune, apparsa per l’occasione un vero teatro all’aperto grazie all’alto livello artistico dello spettacolo, alla sapiente regia di Susanna Guerrini ed alla incantevole cornice offerta dal centro storico della città.

              Smentendo diffuse opinioni contemporanee, la serata musicale dedicata all’impegnativa opera di Haendel, composta nel1703, harichiamato un pubblico in larga parte giovane, attento e coinvolto; segno che l’arte della musica occupa un posto importante nella coscienza popolare e che, pertanto, possa e debba sempre costituire il punto di riferimento delle iniziative pubbliche dei prossimi anni.

La città Alta si conferma ormai come culla ideale dell’arte e della cultura a Giulianova. 

              Un apprezzamento particolare al soprano Cinciripi, al mezzosoprano Carnevale e al basso-baritono Margheri che hanno ricevuto applausi anche a scena aperta non solo per la qualità delle loro voci ma anche per aver trasmesso, come propri, i sentimenti, le emozioni, gli stati d’animo dei rispettivi personaggi.

 

Giulianova, 31 agosto 2013, ore 21,30

               Marcella Vanni

 

  MARINO CAPULLI, IL VIOLINISTA DI DIO

 

     Difficilmente il pubblico che, in una tiepida notte di fine agosto, gremiva la chiesa di S.Antonio, a Giulianova Alta, potrà dimenticare il rapimento estatico collettivo creato dal violino di Marino Capulli, giovanissimo musicista di appena ventidue anni, nella interpretazione di “Le quattro stagioni” di Vivaldi.

     Perduto nelle intime, invisibili sonorità del suo mondo interiore, gli occhi chiusi e mobili nell’espressione, intensa, del volto, il corpo obbediente con elegante baldanza agli strappi della richiesta emotiva delle frasi musicali, Marino Capulli ha eseguito tutti i brani a memoria frantumando in tutti i presenti il peso della materia e liberando quel “varco” bramato da Montale grazie al quale ognuno, attraverso il transfert della Bellezza, ha potuto ricongiungersi, con un brivido di commozione, in un’altra dimensione, purificata dalle scorie della quotidianità, con l’Anima universale di cui l’Arte, quando è veramente tale, e non il suo simulacro, è sublime ancella.    

     Sulle corde di questo straordinario violinista sono passati tutti i sentimenti che deliziano e flagellano l’umanità: percorse da dita incredibilmente agili mosse da una sensibilità fuori dal comune, esse hanno creato suoni sapienti ed abili che hanno stregato l’uditorio togliendo le parole e rendendo lucidi gli occhi.

     La creazione è un momento divino, ma anche sofferto ed è per questo che quando essa raggiunge il suo punto più alto, cioè l’armonia della Bellezza, qualunque sia il suo codice espressivo, provoca il pianto, che non è dolore,  ma catarsi.

     Questo è ciò che è accaduto la sera del 31 agosto 2013 nella chiesa di Don Domenico Panetta grazie al talento di un giovanissimo virtuoso del violino che oltre ad averci portato, con la sua musica, tra gli angeli, ci ha regalato anche il conforto di una giovinezza nutrita di semplicità, di modestia e di grazia nel rapporto interpersonale: forse da questo segmento artistico dovrebbero trarre doverosi spunti di riflessione educatori, politici e, comunque, quanti operano nel sociale.

     La voce solista di Marino Capulli ha trovato un’impeccabile fusione, non solo tecnica ma anche lirico-espressiva, con tutti gli strumenti dell’orchestra, egregiamente diretti dal maestro concertatore, Judith Hamza, una eccellente violinista che, sotto le reali volte dorate di una chiesa barocca appesantita da stucchi e decorazioni, ha saputo creare un momento musicale di rara intensità in una condizione di suggestione emotiva come sospesa, senza confini  spazio-temporali. 

     La seconda edizione di “La Rocca Barocca”, che i giuliesi devono alla tenacia, alla volontà, alla energia operativa e all’amore di artisti come il giovane musicista Piergiorgio del Nunzio per le proprie radici, si è conclusa con un grandioso Stabat Mater di E.R.Astorga eseguito dal soprano Lucia Montanaro, il contralto Cecilia Bernini, il tenore Camillo Facchino, il baritono Gianluca Margheri, il Coro del Collegio Cairoli di Pavia con il suo maestro Marco Bruni, l’Ensemble Euridice con il cooordinatore vocale Fernando Opa Cordeiro, l’Orchestra “Gli archi del Cherubino” magistralmente diretti da Piergiorgio Del Nunzio. 

     

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata

(Dal “Magnificat” o Cantico di Maria- Primo capitolo del Vangelo secondo Luca)

 

di Marcella Vanni

[…] evidenziando peraltro come tanto la gestione quanto  l'organizzazione delle spiagge libere e dei lidi privati siano risultati conformi agli standard di eccellenza previsti nel programma. […] 

[…] L'ispettore internazionale si è anche complimentato per la gestione ambientale della spiaggia, per l’ordine e la pulizia dell’arenile. […]

[…] “Insomma - dichiarano Francesco Mastromauro e Archimede Forcellese – Giulianova, grazie al contributo di tutti, a cominciare dai cittadini” ha ormai “acquisito un invidiabile livello di eccellenza che ci pone tra le migliori località turistiche non solo in Abruzzo ma anche dell'Italia centro-meridionale”. […]

Se Mastromauro avesse espresso questi pensieri nel corso di una conferenza stampa a giornalisti di una qualunque città italiana, ignara della realtà giuliese, pur non condividendo il metodo, avremmo sorriso della capacità del nostro sindaco di trasformare i fichi secchi in prelibati frutti esotici. Ma come giuliesi proviamo, più ancora che indignazione, un certo disgusto per questo modo di fare politica innervato su una deformazione della realtà così sfacciata da suonare offesa per quanti di questa città conoscono ed amano ogni pietra rivelando una grave insensibilità per la loro pena di fronte a queste immagini che appartengono a pochi mesi fa. Le guardi, sindaco, la riempiono di orgoglio? E il suo assessore al demanio, Archimede Forcellese, sempre così autoreferenziale, è fiero della sua capacità di gestione ambientale di cui queste immagini offrono una cruda testimonianza?  

LA SPIAGGIA SUD DI GIULIANOVA
GIULIANOVA, AGOSTO 2012, PARCO DI VIA GUIDO ROSSA, ORE 14,30

Queste immagini, che sono una piccolissima parte di quelle che potrebbero essere esibite, sindaco, testimoniano dolorosamente quanto lei e il suo assessore al demanio, Archimede Forcellese, abbiate amato questa città, rendendola una tra “le migliori località turistiche non solo in Abruzzo, ma anche dell’Italia centro-meridionale”. Non riusciamo a capire dove possiate trovare il coraggio, davanti al linguaggio inequivocabile delle cose, di firmare certe dichiarazioni che hanno il sapore amaro di una beffa prima ancora di una strampalata concezione della politica che esclude la capacità di ogni individuo di distinguere il bene dal male, il bello dal brutto, il vero dal falso. Quando si renderà conto, sindaco, che l’ipnosi in politica non funziona? I cittadini capiscono da soli quando si trovano davanti ad un buon governo, ad efficienza di servizi, a  politici lungimiranti e generosi. Siamo tutti davvero molto stanchi di questo suo continuo autocompiacimento che le impedisce di vedere lo stato di abbandono di strutture nevralgiche per una città turistica come la nostra che non riesce a sviluppare pienamente le sue potenzialità e le risorse ambientali, climatiche, paesaggistiche e culturali che le sono proprie.   

Sindaco, la preghiamo di far capire al suo assessore Forcellese di non ripeterci più la favoletta della prestigiosa attestazione di eccellenza ambientale documentata dalla attribuzione della bandiera blu. E’ noto a tutti, e c’è stata una notevole campagna mediatica in proposito con in testa Il corriere della sera, che questo "premio" secondo greenreport non è basato su criteri scientifici e i dati sono forniti dall'ente locale senza nessuna verifica. Tra l'altro, oltre alle associazioni ambientaliste, anche lo stesso ministero dell'Ambiente lo scorso anno ha avanzato critiche al metodo di assegnazione delle Bandiere Blu. Piuttosto ci sembra doveroso per un sito come il nostro informare i nostri amici della rete sui principali criteri utilizzati dalla FEE Italia per l'assegnazione delle Bandiere Blu affinchè, pur in assenza del rigore scientifico del controllo, possano confrontare almeno le condizioni ambientali della città di Giulianova con i requisiti richiesti dalla Fee:

  • Le informazioni relative alla qualità delle acque di balneazione devono essere affisse.
  • Il codice di condotta nell'area della spiaggia deve essere affisso e le ordinanze balneari devono poter essere disponibili, quando richieste
  • Devono essere proposte almeno 5 attività di educazione ambientale ogni anno
  • Nessuna discarica urbana o industriale deve essere presente in prossimità della spiaggia
  • La spiaggia deve essere pulita
  • Cestini per i rifiuti devono essere disponibili in numero sufficiente sulla spiaggia ed in prossimità di essa e devono essere regolarmente controllati e svuotati
  • Sulla spiaggia deve essere fatto rispettare il divieto di campeggio, di circolazione con autoveicoli o motoveicoli e deve essere proibito ogni tipo di discarica
  • Deve essere strettamente osservato il divieto di accesso alla spiaggia di cani e di altri animali domestici
  • Le costruzioni e le attrezzature della spiaggia devono essere tenuti in buono stato di conservazione
  • Un numero adeguato di personale, servizi e attrezzature di salvataggio deve essere disponibile
  • L'equipaggiamento di pronto soccorso deve essere disponibile
  • L'accesso alla spiaggia deve essere sicuro
  • Almeno una spiaggia Bandiera Blu per ogni Comune deve avere un accesso e dei servizi per disabili

Ai cittadini la non ardua sentenza, ma di una cosa siamo certi, con buona pace di Mastromauro e dell’assessore Forcellese: amiamo questa nostra città e non sapremmo né vorremmo vivere in nessuna altra parte del mondo, ma non ci sentiamo proprio “in uno scenario turistico di rango nazionale” 

di Marcella Vanni

           Seguendo la strada del sole e il richiamo irresistibile della salsedine spingiamo l’autunno più in là perduti nel bianco volo di una colonia di gabbiani in cerca di approdo.

           Pochi attimi, poi la virata, larga, soffice, piena di grazia: sono tutti lì, ora, sulla sabbia umida, a fior d’acqua, alle prese con la cura del mantello di piume e in piacevole, rilassante conversazione tra quelli più anziani e più stanchi e i più giovani, frementi di spazio da conquistare, che si staccano frequentemente in volo per poi galleggiare, ebbri di libertà, sullo specchio d’acqua in attesa.

  […] Bene non seppi, fuori del prodigio
                   che schiude la divina Indifferenza […]

           Per un attimo ho invidiato i gabbiani immersi nell’immobile tepore della natura, in quella pace senza confini e senza tempo, del tutto indifferenti al dolore della spiaggia ferita, a pochi passi da quel silenzioso raduno, profanata da rifiuti di ogni genere, tra le macerie del mare umiliato tra le carcasse arrugginite di vecchi frigoriferi, copertoni e stracci colorati.

           Lascio la scia di pena che taglia verticalmente l’arenile nord della città e cerco nel calore della strada, dei suoi percorsi tra il verde, un ritmo contemplativo che umanizzi i miei pensieri, riaccenda la mia passione per il decoro urbano limitando lo sdegno per la retorica ambientalista degli amministratori locali.

           Lo sguardo ritrova la sua armonia nei riverberi dei raggi solari tra l’intrigo dei rami e delle foglie cresciute irregolarmente nei tratti di sottobosco lungo il sentiero che conduce al paesaggio vegetale del fiume.

           Mi sono tornate alla mente le parole del padre della scrittrice Gianna Manzini alla ritrosia della figlia nei confronti delle erbacce: “ E’ vita, Gianna, è vita!”. Sono servite ad alleviare lo sconforto di toccare con mano il deficit di progettualità politica degli eletti dal popolo nell’area della creatività turistica e della urbanistica ambientale.

           E’ stato nel bel mezzo di questa continua immersione del razionale nella allusività irrazionale della emozione che lo sguardo si è posato su di loro guardando senza vedere, alternando lo stupore del presente a reminiscenze malinconiche del passato.

           Dove mi trovo? Non sento il rumore sinistro delle sirene, non vedo il fumo dei forni crematori salire dalle baracche verso la pietà del cielo di Auschwitz, eppure è lì che mi portano quelle croci bianche segnate sui tronchi di alberi (ne ricordo 6, ma forse erano di più) dentro una pinetina lasciata nel più tetro abbandono, triste allo sguardo del passeggero, umiliante per il decoro della città.

            Nella Germania di Hitler la follia degenerativa del potere ritenne che degli uomini, da uomini, potessero decretare lo sterminio di razze considerate inferiori, che le abitazioni degli ebrei dovessero portare sulle porte degli ingressi il segno del riconoscimento, della individuazione per la successiva eliminazione.

           Quella follia si riproduce come l’immondo tentacolo di un pensiero putrefatto ogni volta che la legalità, che garantisce l’uguaglianza e il rispetto della dignità umana, viene calpestata dalla violenza del potere che non offre giustificazioni della sua azione perchè legibus solutus.

           Nella pinetina a nord del lungomare di Giulianova, tra i campeggi e il ponte sul fiume Salinello, il 6 ottobre 2012, sei pini, forse più, portavano sul tronco vistose croci bianche.

           Perché? Chi aveva apposto quelle croci?

           Quei pini non mostravano agli occhi dell’osservatore e all’analisi del documento fotografico nessuna evidente diversità dagli altri alberi se non quella che, in caso di abbattimento, avrebbero reso più ampia in circolo l’area centrale attigua al chiosco. 

  A distanza di mesi, sei per la precisione, il mistero di quelle croci bianche riaffiora sulla pagina locale del quotidiano La Città.

           Chi ha tagliato materialmente quelle piante che appartengono alla collettività giuliese?

            Chi ha dato l’ordine di eseguire quella operazione? E a vantaggio di chi?

I cittadini vogliono risposte chiare e non certo in tempi biblici, quelli a cui si ricorre quando si vuole far addormentare le coscienze e stendere cortine fumogene su modus operandi non troppo chiari: le pretendono dal vicesindaco Filipponi, dal sindaco Mastromauro e da tutti coloro che abbiano la responsabilità della tutela del territorio e del patrimonio ambientale.

           Sono passati quasi due mesi dalla indagine del quotidiano la Città, ma alla pronta reazione del sindaco non sono seguiti i fatti.

            Nessuno si illuda, però, che i cittadini se ne staranno buoni buoni a guardare girando la testa dall’altra parte come se nulla fosse accaduto, o come si trattasse di una quisquiglia di fronte ai problemi seri, quelli veri. Solo gente in mala fede o di corto pensiero potrebbe sostenere una simile tesi: l’intervento sul demanio pubblico è legato al rispetto di una serie di norme, e giustamente, perchè l’uso arbitrario del territorio di pubblica utilità ci riporterebbe al Far West, alla legge del più forte.

             I cittadini di Giulianova vigileranno perché questo non accada e pretenderanno che sindaco e assessori, già colpevoli di non avere avuto occhi sufficientemente aperti per accorgersi in tempo di quello che di anomalo stava accadendo in questa città, diano al più presto le risposte che facciano piena luce su comportamenti e responsabilità siano esse individuali o di gruppo.

           Lo faranno perché in questa città, già abbandonata a se stessa nel decoro urbano, non lo sia anche dal punto di vista della legalità e della trasparenza e lo faranno anche perchè hanno imparato a non potersi fidare nemmeno delle forze di opposizione a volte del tutto silenti, come in questo caso, nonostante la vantata sensibilità ambientalista. Evidentmente anche i pini possono essere di serie A o di serie B, come le persone, i principi e le questioni morali.     

Ho riletto, in occasione del 25 Aprile un mio articolo pubblicato sul “Corriere di Giulianova” , Anno II, n.17, del 24 Aprile2004, inseconda pagina. Pur essendo passato quasi un decennio il mio pensiero di oggi coincide perfettamente con quello di ieri, quindi lo ripropongo integralmente agli amici della rete.  

 

    IL 25 APRILE: PATRIMONIO DELL’UMANITA’

                                                               

di Marcella Vanni

    Non mi interessa più, oggi, sapere chi stesse al di qua e chi al di là delle barricate, chi stesse dentro o fuori della Resistenza, chi avesse ragione o torto.

          Non mi interessa più, oggi, che i nostri giovani si nutrano di odio per una ideologia o si infiammino per un’altra con gli spezzoni di storia che da una parte o dall’altra si propongono al ricordo, lucidando il buono, nascondendo il cattivo.

          Ciò che più preme, oggi, sulle mie emozioni di persona che non vuole essere disgiunta, mai, dalla idea di coralità fraterna e solidale del sentimento della vita, è il dolore della mente, del cuore e della carne che la guerra, ogni guerra, produce, distruggendo negli uomini il valore, sacro, della pietà, quello per cui da “umane belve” passammo ad essere creature della civiltà.

           La guerra è un quadro in bianco e nero. I colori appartengono alla pace. E’ nella pace che i bambini crescono senza rinunciare alla loro innocenza ed affermano il loro diritto a diventare uomini.

          E’ nella pace che i giovani possono espandere nella dimensione dell’esistenza i loro sogni, i loro progetti, i loro amori.

          E’ nella pace che noi tutti possiamo realizzare le nostre migliori risorse, siano esse dell’intelletto che delle braccia.

          Certo il mondo che abbiamo, oggi, non è quello che vorremmo, quello che la mia generazione aveva sognato e per cui i nostri padri hanno dato anche la vita; ma questo è il mondo nel quale dobbiamo vivere e che lasceremo ai nostri nipoti. Perciò è questo il mondo per il quale dobbiamo lavorare tutti, ognuno secondo le sue possibilità, preziose comunque, perché i tamburi della guerra smettano di suonare e di risuonare nei nostri incubi notturni risvegliando le madri e le spose nel cuore della notte, condannando alla veglia i padri annichiliti dalla pena.

          Dalle guerre di Atene e Sparta, alle quattro giornate di Napoli, al Kossovo, ai focolai accesi in Afganistan, in Iraq, in Siria e in tante altre parti del mondo, la lezione che viene è una sola e rimanda al 25 Aprile, il giorno della Liberazione: la guerra, spezzando l’armonia del mondo e dell’uomo, impoverisce l’umanità, genera lutti, accresce il pianto, sparge disperazione, annulla il sentimento della fraternità. Non dobbiamo dimenticarlo.

          Per questo la Festa del 25 Aprile è sacra ed oggi deve appartenere a tutti.

          Essa ci ammonisce e ci ricorda che c’è un un’altra disarmonia che, al pari della guerra, disumanizza l’umanità e fa suonare i tamburi di guerra ed è la povertà, da cui vengono la fame, la malattia, l’annientamento di ogni speranza umana e sociale che spinge all’annullamento individuale e collettivo in un mondo percepito come ingiusto e, per questo, violento.

          Non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo.

          Per questo la Festa del 25 Aprile è sacra e, oggi, appartiene a tutti.

 

 

Frammenti della memoria

       

Giulianova Paese. La Madonna dello Splendore

[...] Era da lì, tra le pietre sconnesse e le nicchie naturali di quel convento,

posto in cima alla collina come una vedetta, tra spezzoni di muri sgretolati

e qualche infiltrazione di acqua piovana, che si gestivano gli avvistamenti

e partivano le segnalazioni del controspionaggio alleato, mentre il lento e

vibrante, acuto e profetico suono delle campane si dilatava giù giù per le

fasce collinari, non più verdeggianti al sole, fino a lambire con gli ultimi

rintocchi le onde del mare.

      Piccole, bianche, schiumose, spesso queste con qualche capriola, come

Per un frettoloso, ma reverenziale saluto, raggiungevano fino a coprirli i

piedi delle vecchine, chiuse nei loro panni neri, sotto scialletti intrecciati

dalle loro abili e veloci mani nelle ore del silenzio.

Le donne, con le fascine di legna sul capo e il cannello dei ferri lungo il

fianco, poste qua e là sul bruno della sabbia umida a confine con quella

morbida e asciutta lungo la linea delle casette di legno, allontanavano il

pensiero della guerra, dei pericoli presenti, delle difficoltà che avrebbero

attanagliato il paese anche, forse soprattutto, dopo.

Nessuno, guardandole, avrebbe potuto rimanere estraneo ad un sentimeno

di rabbia per la follia che induce gli uomini a turbare certi pittorici

equilibri tra l’uomo e la natura, quadri senza autore, spontanei, racchiusi

dentro un orizzonte poetico che parla un linguaggio universale perché la

grammatica della pace ed il lessico della divina Armonia tra l’uomo ed il

creato sono uguali in ogni angolo del mondo. [...]

 

La campagna di Colleranesco

[...] Pioveva quando si mosse per andare da lui.

Man mano che si avvicinava, da una parte e dall’altra della strada la cam-

pagna le appariva attraverso le lacrime del finestrino.

      Era lì, in quella zona, piana e larga, che le famiglie martoriate dalle

bombe sfollavano dalla costa lasciando le loro case, tutte le loro cose,

i ricordi, gli affetti.

      Se ne andavano con i figli e i vecchi sistemati alla meglio dentro carri

trascinati dalle mucche, a occhi bassi, senza voltarsi.

      Non sapevano quando sarebbero ritornati, soprattutto non sapevano se

sarebbero ritornati.

      Chi decide che gli uomini debbano soffrire così?

      La mia gente ha tratto vantaggio dalla sofferenza: essa è stata, anche per

chi non conosceva i banchi di scuola, una grande maestra. Non ha mai accettato,

invece, di essere umiliata. Per questo ha coltivato dentro al petto la cultura

dell’accoglienza, anche quando significava esporre se stessi e la propria famiglia

a spietate vendette, spesso al rischio della vita. [...]

 

Giulianova Lido.Via Quarnaro

[...] Ma arrivò il giorno in cui un gelido soffio di vento sollevò quella cipria e

la disperse nell’aria. Anche in via Quarnaro il rombo della guerra si fece più

assordante e ferì il cuore degli uomini, l’intimità delle famiglie, la vitalità delle

case. Il taglio della strada, quasi ad accarezzare le onde del mare, popoloso e

ridente particolarmente nei mesi estivi, ma estroverso e animato in tutto il

periodo del l’anno, era diventato, nel tempo, un focolaio di pena. Le incursioni

aeree, i bombardamenti, avevano trasformato i toni e le voci variamente

musicali di quel vivace pezzo di città in lamenti, l’istintiva ironia e la graffiante

vena caricaturale della sua gente in una sofferta maschera di incredulità.

Anche lì era cominciata la fuga dalle case ancora impregnate delle grida

che avevano accompagnato la dichiarazione di guerra.

     I bicchieri dei brindisi, chiusi nelle vetrinette lucide e odorose di pulito,

sopra i merletti fatti all’uncinetto dalle nonne, guardavano, muti e un po’

imbarazzati, quel lento andare, prendere, chiudere, girarsi a guardare per

un addio trattenuto nei petti insieme ad una scintilla di sole, dentro cui

nascondere la voglia del ritorno. [...]

La sobria eleganza dell'arte cinquecentesca

I CITTADINI DELL’ANNUNZIATA FIERI DI AVERE UNA MENTALITA’ “BECERA E RETROGRADA” DEGNA DEL 1500

 

di Marcella Vanni

     Quando affidiamo alla penna i nostri pensieri, da quel momento essi non appartengono più solo a noi, ma a tutti coloro che avranno occasione di leggerli e il pieno diritto di commentarli secondo contenuti e stili propri.

     Era mia intenzione non aggiungere altro all’appello rivolto al sindaco Mastromauro, convinta che anche un rincorrersi di articoli di precisazioni si sarebbe configurato come un “accanimento” pericoloso ai fini di una lacerazione interna della Città su “cani da spiaggia sì, cani da spiaggia no” con quello spauracchio sempre dietro l’angolo dell’approdo ad un fanatismo da guerra civile. 

     Di tutto ha bisogno la nostra città tranne che di questo.

     Nel garantire alla mia città, ai miei lettori, alle figure istituzionali che ci governano che, presto, ritengo, dovranno uscire da questo troppo prudente, incomprensibile silenzio pre-elettorale, da ultimo a me stessa, che questo sarà il mio ultimo intervento sulla questione in oggetto, voglio fare con tutti voi alcune riflessioni, che solo apparentemente possono riferirsi alla forma espressiva che ha caratterizzato la mia lettera al Sindaco e la replica del sig. Antonio Lamolinara riportata su “Il Messaggero” del 12 marzo 2013.

     Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Lo stile espressivo di una persona lo è della sua educazione, della sua umanità, e della sua cultura.

     Ecco allora che l’analisi dello stile diventa il varco attraverso cui si entra nella più complessa sfera dell’intera personalità dell’individuo o di un gruppo che ne condivida pensieri e metodi.

     Ad una lettera,  la mia - in cui parlando di quanti hanno, legittimamente, idee diverse dalle nostre, si usa questo linguaggio: “Nel pieno rispetto degli animali e dei loro padroni” e, rivendicando un diritto igienico, si scrive che non si ritiene opportuno che “i nostri bambini, giocando, scavino nella sabbia sulla quale i cani abbiano urinato o lasciato i loro escrementi”- fa riscontro, nella replica, una immotivata concitazione di toni e di linguaggio che porta in superficie una scarsa predisposizione al rispetto degli altri, che ben viene incarnata nella eleganza  di quella espressione, “il vero schifo”,  con cui il sig. Antonio Lamolinara dà inizio alla sua replica.

     Si insinua, poi, che “ questo putiferio” sia nato per “tutelare gli interessi  ‘privati’”, ma, con la pessima e abbastanza diffusa abitudine del buttare il sasso e nascondere la mano, non si fanno nomi e cognomi, circostanze precise e riferimenti inoppugnabili. A chi, o a quale gruppo di potere, si riferisce il sig. Antonio Lamolinara? Dica chiaramente quello che sa e sarà ringraziato da tutti i cittadini perbene di questa città, ma se questo non può farlo, o perché non ne ha le prove, o perché non ne ha il coraggio, sarebbe cosa assai più corretta tacere, perché anche di questi “venticelli” la città non ha bisogno.

      In quanto alla “mentalità da padroni e servi” e al vero problema che “risiede nella mentalità degli stessi residenti” del quartiere Annunziata, nel quale io sono orgogliosa di risiedere, al sig. Antonio Lamolinara  il quale, a causa  della nostra mentalità, “becera e retrograda”, che porterà “ad un lento ma inevitabile declino”, si è “reso conto di vivere nel 1500!”, voglio precisare che quel secolo, che ha incautamente sollevato dalla polvere del Tempo per raffigurare l’arretratezza dei cittadini dell’Annunziata, proprio per la sua carica creativa ed il suo potenziale innovativo è stato chiamato Rinascimento e definito un secolo ricco di avvenimenti storici e culturali, della scoperta e dell’impiego della Stampa, della Riforma protestante, delle grandi scoperte geografiche. Il 1500 è il secolo della nuova concezione dell’uomo, della nuova concezione del Tempo con l’invenzione degli orologi meccanici, della nuova concezione dello Spazio con la teoria eliocentrica.

     Dare a noi cittadini dell’Annunziata  dei cinquecentisti è stato sicuramente, al di fuori delle sue intenzioni, il più bel complimento che il sig.Lamolinara potesse farci .

     E poiché di tutto potrei vergognarmi, tranne della mia cultura, dono benedetto dei sacrifici dei miei genitori, un barbiere ed una casalinga, saluto il sig. Antonio Lamolinara con i versi di un grande poeta italiano dell’Ottocento, Giacomo Leopardi, che in un testo considerato il suo testamento spirituale, “La ginestra”, inneggia al Cinquecento “sol per cui rinascemmo” dalla barbarie del Medioevo: […]  Qui mira e qui ti specchia,/ secol superbo e sciocco, che il calle insino allora/ del risorto pensier segnato innanti/ abbandonasti, e volti indietro i passi, / del ritornar ti vanti / e procedere il chiami/. 

                                                  

Credere è una bella cosa

ma mettere in atto le cose in cui si crede

è una prova di forza

Kahlil Gibran

 

L’arte suprema di un maestro

è la gioia che si risveglia nell’espressione

creativa e nella conoscenza

Albert Einstein

 

 

Finalmente!

 

Giulianova, 27 settembre 2012

     Finalmente il cittadino di questa città ritrova il gusto delle lettura di un giornale, grazie alla penna di Marzia Tassoni, sul quotidiano “La Città – Il Resto del Carlino”.

     Ci eravamo rassegnati a rinunciare a certa carta stampata e, quindi, ci sentiamo come dei miracolati.

     Lo dico con il diritto di cittadina attenta alla vita della sua città, come ex insegnante, orgogliosa di aver condiviso cinque anni di reciproca crescita umana e letteraria con una alunna seria e studiosa e, con altrettanto orgoglio, di zia acquisita; lo dico senza alcun timore di essere accusata di familismo o di nepotismo: affermando quel che pensano in molti, cioè che Marzia Tassoni è una giornalista non solo dotata di una incisiva capacità di scrittura, sia letteraria che giornalistica, ma anche di quelle doti indispensabili per “il”, non “un” giornalista, ovvero IL RIGORE MORALE, LA  RICERCA  DELLA VERITA’ NEL RISPETTO  DI  TUTTE  LE  POSIZIONI,  LA CONFEZIONE DELLA  NOTIZIA  IN  MODO  MAI  UMILIANTE  PER  LA PERSONA  DI  RIFERIMENTO  ANCHE  NELLA  CRITICA PIU’ SFERZANTE, che è una giornalista con la schiena dritta, che non fa sconti a nessuno, nemmeno a se stessa, che non ascolta voci più “suadenti” di altre, ma solo la propria coscienza e la voglia di conservare nitido il passaggio dalla osservazione alla riflessione scritta, affermando, lo ripeto, con forza, questo giudizio su questo sito nato per aggiungere una opinione libera da interessi e ricatti nella circolazione delle idee e del dibattito pubblico, non ho timori di alcun genere, perché dicendo ancora una volta “brava” a Marzia Tassoni, come facevo dalle aule del Liceo di questa città, non assegno a Marzia Tassoni né assessorati, né permessi abusivi di costruzioni, né corsi di giornalismo o di quant’altro, né “coppe letterarie comprate con i soldi dei cittadini, né contributi di alcun genere.

Niente e nessuno mi priverà del diritto di cittadina di dire “Finalmente!” ad una giornalista di valore.

Complimenti alla redazione di “La città – Il Resto del Carlino”.

                                                                                                                               Marcella Vanni

 

          Chi ha assistito, la sera del 15 luglio 2012, al Saggio di fine anno degli allievi di Cristina Trifoni, ha vissuto momenti di vero Teatro. Troppo spesso si spacciano per lavoro teatrale prodotti privi di professionalità e, soprattutto, del talento indispensabile a maneggiare la preziosità del materiale artistico. Con i suoi “Sei personaggi in cerca di autore” Pirandello ha espresso chiaramente quello che pensava sulla interscambiabilità di realtà e finzione in un intreccio dissacratore di ogni convenzionalità pubblica o privata, all’ombra della quale rifugiarsi con i propri conflitti interiori, i sensi di colpa, l’incapacità ad entrare e a muoversi nel mondo adulto con la sensazione di non essere riusciti a diventare abbastanza grandi, con la ribellione del cuore all’inganno dell’amore tradito, con la disperazione di essere figli di un secolo o di una nazione cui non si vuole appartenere, con le spietate contraddizioni tra quello che ci sforziamo di far apparire di noi e ciò che, invece, siamo nella cruda realtà. Schegge di uno specchio andato in frantumi, la vita a cui nasciamo e moriamo ogni giorno ad ogni spuntare dell’alba e ad ogni calar del sole, schegge che si cercano e si ricompongono in un percorso imprevedibile di gioia e di dolore,  di rassegnazione e di ribellione, di delusione e di speranza, talvolta di follia al fondo del quale si può intravedere il Nulla che inghiotte nel Buio, oppure la forza di trovare la pace nella semplicità di un segno di croce.   

     Chi lavora nel Teatro automaticamente si impegna nel sociale ed entra nel tessuto più intimo dell’essere umano. Per questo oltre alle doti professionali ed al talento personale deve possedere una grande umanità in grado di trasmettersi ai discepoli. Gli allievi di Cristina Trifoni, da Caterina Di Bella, Aurora Di Marcantonio, Paolo Dragoni, Rumiana Fiorà, Piero Leone, Azzurra Marcozzi, Paolo Saporosi ad Isolina Scibilia, attraverso l’uso sapientemente costruito di strumenti, musiche ed effetti teatrali, pur se, in qualche caso, con alcune, comprensibili imperfezioni fonetiche e di fraseggio, oltre alla evidente passione per questa arte hanno dimostrato, in diversa misura ed intensità, di possedere strumenti fondamentali della recitazione, quali l’uso della voce e la sua modulazione nella diversa gamma delle tonalità richieste dal testo e dalla situazione scenica, i tempi e la misura delle sfumature cromatiche sia razionali che sentimentali, disinvoltura nella individuazione del territorio dell’agito individuale come collettivo. Teneri i più piccini nella sfida non sempre vincente con la memoria, che hanno interpretato brani di Rodari, autentiche rivelazioni la dodicenne Caterina Di Bellanell’impegnativa interpretazione di “ La patente” di L.Pirandello, Rumiana Fiorà, straordinaria interprete di “Io, Ulrike Meinhof, grido…” e Azzurra Marcozzi, efficacissima nel monologo da “ La moglie ideale” di Marco Praga. Se si considera quanto pesi sulla dizione dei giuliesi l’uso del dialetto con tutte le sue conseguenze fonetiche e il poco elegante stile espressivo che ne deriva, si comprende facilmente come sia apprezzabile la scelta dei genitori che, pur in tempi difficili quasi per tutti, antepongono, con l’attività teatrale, la spesa per arricchire dentro e fuori i propri figli all’acquisto della maglietta all’ultimo grido.

     Per l’Amministrazione Comunale, orgogliosamente presente, lo spettacolo dovrebbe costituire, al di là di una occasione per ricevere gli inevitabili ringraziamenti da parte della padrona di casa, ospitata dalla struttura messa a sua disposizione, e per appuntare una stelletta sul petto grazie al lavoro degli altri, un motivo di riflessione ed una domanda: “ Abbiamo davvero dato a tutti i giuliesi ricchi di potenzialità professionali, non solo a quelli più vicini a noi, la stessa possibilità di accedere a questa struttura?”.

 Ai nostri concittadini vorremmo dire: “ Cominciamo ad osare, non chiediamo con il cappello in mano quello che ci tocca di diritto: il Comune è casa nostra, i politici che lo occupano, alcuni con tanta arroganza, sono soltanto in affitto per 4 anni.”    

      Ma in quali mani noi, cittadini di Giulianova, siamo finiti?

     Ma chi sono veramente questi signori che ci amministrano?

     Sono queste le domande che la gente, sempre più scontenta e indignata, si pone con l’indice puntato sul Palazzo di Città.

     In quella casa della confusione, dove si ride per non piangere, dove ormai si ha la sensazione che si vive alla giornata sperando, all’ingresso, che una nuova tegola non si sia abbattuta sul tetto appesantito dalle crepe, in quella casa che trema  di paura, ma che il sindaco Mastromauro, totalmente acritico, lancia via etere e sulla carta stampata come nave-scuola per i paesi limitrofi e per buona parte anche dell’Italia, in quella casa che ci appartiene, ma non ci rispetta, trascorsa ormai la stagione delle feste e della spavalderia guascone, si passa il tempo da destinare agli interessi della città a cercare, invece, come rimediare ai guasti economici, urbanistici, imprenditoriali scaturiti da una superficialità amministrativa cui si stenta a credere, a come attutire la delusione dilagante in tutti gli strati sociali della città, generata dalla insipienza dell’azione politica di una classe dirigente inadeguata al compito assunto, che ha mostrato di non saper gestire il presente e tanto meno di disegnare il futuro, a come alzare cortine fumogene con la stampa amica, pronta a lanciare petali di rose a sei colonne sul libro dei sogni di Mastromauro e dei suoi fedelissimi, che ormai non riescono a vedere, al di là del velario da loro stessi innalzato, l’ilarità che suscitano tra la gente le loro parole e le loro azioni.  

     In questi primi giorni di  ottobre, che ci hanno restituito il tepore del clima primaverile, il cielo sopra il Municipio si è coperto di grosse nuvole grigie: i cittadini hanno appreso che in un Comune che deve fare salti mortali per i debiti accumulati, grazie ad una gestione poco attenta del danaro pubblico, si sono spesi 366 euro per una porchetta, destinata – questo sì che è inaccettabile – a non si sa chi, non si sa che cosa. Il giorno dopo l’assessore alla trasparenza, il flautato professor Archimede Forcellese, ha avuto il coraggio di spiegare sulla fedele stampa, come se noi cittadini fossimo degli imbecilli ammaestrati, la destinazione di quel “suino di rappresentanza”.

     Ma come può il professor Forcellese pensare di cavarsela così?

     Ma in quale Università ha appreso che, quando si spendono dei soldi pubblici, se ne spiega l’uso solo quando un attento consigliere dell’opposizione ne reclama la spiegazione?

     Perché non si è scritta subito la destinazione, là dove andava scritta?

     E ancora, essendo egli assessore alla trasparenza, quale trasparenza ha assicurato alla collettività amministrata?

     Non basta.

     A sollevare la forte indignazione dei cittadini rispettosi delle regole e della trasparenza è arrivata la notizia della deliberazione emessa, lo scorso giugno, dalla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, documento frequentemente, ma inutilmente richiesto dai consiglieri comunali di Progresso Giuliese, nel quale venivano evidenziate gravi irregolarità da parte dell’Amministrazione comunale:

  • mancato rispetto del patto di stabilità per l’anno 2010;
  • approvazione oltre il termine per la presentazione;
  • peggioramento dell’equilibrio economico rispetto al risultato dell’esercizio precedente;
  • mancata indicazione in bilancio di previsione del limite massimo della spesa per incarichi di collaborazione

     Non ci soffermeremo nemmeno sulla gravità delle affermazioni di un sindaco che, attraverso la stampa, spiega ai suoi cittadini  che va tutto bene: diamine, si è trattato di un semplice zero in meno; via, una facezia, un banale errore di trasmissione dei dati… e oplà… tutto a posto, si dia inizio alle danze…!

Quel che agli occhi e al giudizio dei cittadini risulta intollerabile, proprio un esempio di basso sistema politico, è che - siamo tutti testimoni - nonostante la periodica, insistente richiesta, di questo documento da parte dei consiglieri di Progresso Giuliese, esso sia stato consegnato ai richiedenti solo dopo più di tre mesi.

Perché?

E’ tutta la città che se lo chiede.

  Se la Corte dei Conti  prescrive di consegnare il documento a tutti i consiglieri, senza che essi ne facciano richiesta, perché nel Comune di Giulianova, a guida Mastromauro, non lo si dà nemmeno con richiesta orale e addirittura scritta?

 

                                                          di Marcella Vanni  

 

Non c’è niente da fare: “il provincialismo”da sempre considerato il limite del nostro Paese in rapporto al fermento culturale dell’Europa, anticipatrice di correnti culturali ed artistiche all’interno delle quali, incapaci di un vero rinnovamento del pensiero e dell’arte, ancora ci aggiriamo, esplode nella dimensione territoriale in forme di pseudo avanguardie, che si limitano a scimmiottare nomi, mode e modelli del tutto esteriori e sgangherati nella loro sostanziale vuotaggine creativa.

La nostra Amministrazione comunale continua a confondere il “tanto” con il “bello”, il rumore con la musica moderna, le abbuffate di Karaoke a tutte le ore e in tutte le salse con qualche rara voce intonata e tanto strazio via etere in una una eccitazione cittadina che testimonia il successo del cartellone estivo. Un delirio collettivo sembra essersi impossessato di una cittadina un tempo affermata sulla costa adriatica per le sue estati divertenti ed al tempo stesso eleganti.

Non ci si illuda:  non pagherà in termini di consenso politico improvvisarsi illusionisti che sulla carta trasformano un fazzoletto di territorio compreso nel perimetro di quattro-cinque strade dell’arteria centrale della città in un grande serbatoio di interventi culturali ed artistici per la Notte Bianca, un evento nato in città di ben altre dimensioni e che pertanto non può essere trapiantato su qualunque territorio e per pura imitazione.

I politici non strumentalizzino la comprensibile voglia dei giovani di affermarsi e di entrare nel solco di una modernità a tutti i costi, anche a quelli di accorciare i tempi della preparazione specifica magari lusingati da più facili scorciatoie pubbliche.

Non basta assumere un nome straniero per diventare bravi musicisti; non basta definirsi “Band” per diventare profeti di una cultura all’avanguardia; non è con il rumore, scambiato a volte per musica, che si scrive la storia culturale di una città. 

                                                                                          

        A r r i v a n o   i  n o s t r i !...

     

Sembrerebbe un film di Ridolini, se il disagio cittadino creato dalla decisione della Amministrazione Comunale di realizzare una spiaggia per cani non avesse raggiunto un grado di tensione di grande delicatezza che dovrebbe preoccupare il Sindaco il quale non dovrebbe sottovalutare i possibili problemi di ordine pubblico. Il Sindaco, invece, sembra più preoccupato della sua immagine sfigurata dagli ultimi avvenimenti e, ansioso com’è di recuperare credibilità, peggiora la situazione aggrappandosi a crociate che appaiono del tutto stonate rispetto alle motivazioni della protesta. L’esercito della salvezza si metterà in moto Venerdì, 13 luglio, alle ore 10,30 e annuncia con orgoglio la partecipazione del Sindaco Francesco Mastromauro e del medico veterinario, la dottoressa Giusy Branella, che gestisce la famigerata Unica Beach.    

Forse sbagliamo, ma oltre a grossolane inesattezze ( i manifestanti di Giulianova non hanno assolutamente definito sporcaccioni i proprietari di animali in quanto tali, ma quelli che, a causa del loro fanatismo, vorrebbero ignorare le regole fondamentali dell’igiene  e delle precauzioni sanitarie imponendo agli altri il loro sistema di vita: bambini e cani nella stessa pozza d’acqua) nel linguaggio del Presidente Caporale al di là di una umanità tutta esteriore, affidata al lessico più che al sentimento, non ci sembra di cogliere il tono, la pacatezza, il rispetto per il prossimo  che il suo ruolo pubblico nel sociale richiederebbe. Al  Capogruppo dei Verdi al Consiglio regionale abruzzese vogliamo segnalare che sono considerati esemplari l’attaccamento al territorio e la cura dell’ambiente dei cittadini dell’Annunziata, quelli a cui egli nel comunicato stampa dell’11 luglio si rivolge con queste parole: “ Forse questi sono i cittadini che per primi lasciano cartacce, bottiglie e quant’altro in giro”. Il giorno dell’”orgoglio animalista” il Sindaco Mastromauro, memore delle sue lodi al quartiere Annunziata per l’ordine e la pulizia nella raccolta porta a porta, soprattutto ritrovando dentro di sé il punto di equilibrio a cui  ogni saggio rappresentante delle Istituzioni deve appellarsi, illumini il suo fervido sostenitore sulla storica saggezza civica del popolo giuliese e il 13 luglio, alle ore 10,30, combattendo insieme il Nulla, lo tranquillizzi: GIULIANOVA NON E’ CONTRO GLI ANIMALI E L’ABRUZZO NON TORNERA’ AL MEDIOEVO!

Pur non avendo capito granché della  manifestazione popolare di Giulianova contro la spiaggia per cani, i Verdi e l’Associazione “Animalisti Italiani Onlus”, infiammati dal loro Capogruppo e Presidente,  Walter Caporale, si accingono a marciare con figli e cani alla volta del Lungomare Rodi in segno di solidarietà al Sindaco Mastromauro.

Piuttosto, ci sia consentita una esortazione: questa città ha davvero tante criticità da risolvere, non ha certo bisogno di cadere nel ridicolo agli occhi degli esterrefatti osservatori.   

                                                                             

                                                                                                         Marcella Vanni

 

 

 

 

 

 

 

   IMMAGINI DI

       LUNEDI',

 22 LUGLIO 2012

 

 

 

 

 Servizio di

Marcella Vanni

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco in che cosa si imbatte

chi accede al parco 

passando sulle mattonelle

dello stretto corridoio 

adiacente il parcheggio.

                                                                                                                   

 

 

  

                                   PRIMO SALUTO

                                                                            ALL'IGNARO VIANDANTE

 

 

 

 

           

                STRADA

               FACENDO...

 

 

 

 

 

 

                         ... E     PROSEGUENDO

 

 

 

 

 

 

 

            CACCA ANONIMA

C’è qualcuno a Giulianova che possa affermare che questa delibera comunale venga fatta rispettare?

Le leggi che vengono emanate senza pretendere che vengano rispettate sono come le “grida” descritte da Manzoni ne “I Promessi Sposi”: chiacchiere gridate al vento lasciando ai potenti la possibilità di continuare ad esercitare impunemente i loro arbitrii e le loro prepotenze sulla povera gente.

Ma quella mentalità generò una società malata, ingiusta e violenta, nella quale ai latitanti uomini di legge, collusi con i prepotenti, si sostituirono i “bravi”, braccio armato dei potenti.